Vi raccontiamo una storia affascinante, che unisce antiche stampe pubblicitarie del secolo scorso - da noi tanto amate - ai profumi e ai sapori di liquori che sembrano arrivare direttamente da un’altra epoca. Dopo un silenzio lungo quasi ottant’anni, a Pieve di Cento ha ripreso nel 2023 la produzione della “Premiata Liquoreria Giulio Tartarini”. A rispolverare antiche ricette e questa importante storia familiare è stato Stefano Tartarini, imprenditore attivo da tempo sul territorio con il suo ristorante Black Bass.
UNA STORIA PLURISECOLARE, NELLE TERRE TRA BOLOGNA E FERRARA
Ma andiamo agli inizi, con un breve ma necessario excursus sul contesto storico-geografico. Correva l'anno 1755 quando Antonio Tartarini, commerciante di spiriti, avviava l'attività di famiglia a Pieve di Cento, nell’allora Stato Pontificio.
Il comune di Pieve di Cento è appartenuto alla provincia di Ferrara fino al 1929, anno in cui è passato sotto l’amministrazione della provincia di Bologna. In origine costituiva, come testimonia il nome, la pieve (chiesa parrocchiale) di Cento, giuridicamente legata alla Diocesi e al Vescovo di Bologna. La storia di Pieve è legata in maniera strettissima a quella di Cento, tra loro separate tuttora geograficamente dal Reno, sin da quando il corso del fiume si è modificato con la disastrosa rotta avvenuta nel 1459. Vicende politiche-nobiliari hanno portato nel 1502 il territorio centopievese a entrare nell’influenza ferrarese, quando fu portato in dote da Lucrezia Borgia al Duca d’Este.
Figura 1 - Dettaglio dalla grande carta dello Stato Ecclesiastico di Boscovich - Maire, 1755, Collezione BolognArt
La cittadina di Pieve è oggi anche denominata la “piccola Bologna” per i suoi lunghi portici. Al conservato impianto di epoca romana come castrum, la sua struttura urbanistica ha visto nei secoli l’aggiunta della citata pieve nel IX secolo, poi varie evoluzioni risalenti prima al periodo medievale e poi a quello rinascimentale e barocco.
FAR RIVIVERE LO SPLENDORE DELLA BELLE ÉPOQUE
Ma torniamo ora alle vicende della Ditta Tartarini. Oltre un secolo dopo, siamo a fine Ottocento, era già una fiorente fabbrica di liquori guidata da Giulio, bisnonno di Stefano. Sempre in pieno periodo Art Nouveau/Liberty, arriva l’anno memorabile che sancisce il massimo splendore dell’azienda. Nel 1909, infatti, la Ditta Giulio Tartarini vince la medaglia d'oro e il Gran Prix all'Esposizione Internazionale di Firenze grazie al suo prodotto simbolo, il Liquore del Reno. Saranno le vicende belliche e post Seconda Guerra Mondiale a fermare l’attività della liquoreria nel 1945. Le ricette manoscritte dei liquori vengono però custodite e salvate fino ad oggi. E così giungiamo al 2023, quando Stefano Tartarini decide di riaprire quel cassetto rimasto chiuso dal Dopoguerra, recuperando nomi, grafiche, quaderni di famiglia e un marchio storico (in Gazzetta Ufficiale è documentata la registrazione del 1913). Grazie all’impegno di Stefano tornano così in produzione il Liquore del Reno, la punta di diamante premiata nel 1909, così come l’Amaro dalle radici antiche e la Sambuca elegante. Accanto alle ricette del bisnonno, Stefano inserisce anche una sua personale creazione: un liquore al chinotto agrumato dal finale amaro, un elisir naturale.
Figura 2 - Liquori della Ditta Tartarini, odierne bottiglie e confezioni
“Le difficoltà non sono state tanto nel ritrovare le antiche ricette; sapevo bene che erano custodite in grandi mobili di famiglia insieme alle essenze” - ci racconta Stefano. “Certo, ci è voluto impegno, tempo e risorse. Ma sicuramente la vera sfida è quella oggi di un piccolo produttore di nicchia, che opera in un mercato dominato da grandi aziende e marchi. Ma da imprenditore la accetto volentieri perché innanzi tutto credo tantissimo nella qualità dei liquori, oltre che nella loro storia e immagine che ritengo bellissime. Ma, in primis, sono sicuramente i valori familiari che mi hanno mosso sin dal principio e spinto all’avvio e nello sviluppo di questo ambizioso progetto, ben oltre quelli che possono essere i soli obiettivi di rientro economico dell’investimento. D’altronde, ho aperto il mio ristorante ormai 31 anni fa e già allora avevo ben vivo questo desiderio. In tutti questi anni l’idea è sempre stata presente; ne ho parlato centinaia di volte con amici e clienti che, incuriositi, mi chiedevano informazioni sui manifesti e sulle immagini d’epoca che decorano gli arredi del mio locale. E oggi questa storia può continuare”.
Figura 3 - Antiche bottiglie ed essenze della Ditta Tartarini
UNA STORIA NELLA STORIA: IL MANIFESTO DI REMO FABBRI, ICONA DELLA BELLE ÉPOQUE
Il successo dei primi del Novecento sarà legato non solo alla qualità dei distillati, ma anche all’eleganza del materiale pubblicitario in perfetto stile Liberty che la Ditta Tartarini utilizza per promuovere i propri prodotti. Tra le testimonianze più affascinanti spicca sicuramente il manifesto pubblicitario del Liquore del Reno, realizzato nei primi anni del Novecento. L’opera, stampata in cromolitografia, incarna pienamente l’estetica liberty dell’epoca: figure eleganti, colori pieni e una composizione studiata per esaltare la raffinatezza del prodotto. Un’immagine che riflette con successo la volontà della Premiata Ditta Giulio Tartarini di Pieve di Cento di presentarsi come azienda moderna, capace di coniugare qualità artigianale e gusto internazionale. L’autore, che firma il manifesto col nome di battesimo “Remo”, è Remo Fabbri (1890-1977), pittore, ceramista e illustratore di Pieve di Cento. Oggi questo manifesto non è soltanto un oggetto iconico da collezione, ma un documento storico che racconta l’identità visiva dei liquori Tartarini e il ruolo avuto dalla ditta nel panorama produttivo emiliano tra Otto e Novecento, portando fino ai nostri giorni i fasti e colori di un’epoca.
Anche dal punto di vista strettamente collezionistico, questo manifesto ha una storia interessante, con diverse tirature nel corso del tempo. La prima edizione originale, in grande formato (ca b 50 cm x h 70 cm) è una sorta di Sacro Graal della stampa pubblicitaria, talmente raro da non da non potersi dare ancora per assolutamente certa la sua esistenza. Nel momento in cui scriviamo, e allo stato attuale delle nostre ricerche, non è infatti stato possibile reperire alcun esemplare nelle principali collezioni e repertori museali (come OPAC SBN, cataloghi storici, Beniculturali.it, Collezione Salce di Treviso, ecc.) né è presente nell’Archivio Tartarini. Unica menzione di questo manifesto nota in bibliografia è contenuta nel "Catalogo Bolaffi del Manifesto Italiano: dizionario degli illustratori" (1995) dove a pagina 88 è riprodotta una sua immagine, con provenienza “collezione privata” e datato “1910 ca”. D’altronde, a livello temporale, ricordiamo che l’illustrazione testimonia già l’avvenuta premiazione del Gran Prix del 1909, così come la permanenza di Pieve di Cento all’interno della provincia di Ferrara (come detto in precedenza il passaggio amministrativo a Bologna avviene nel 1929).
In questo articolo, riproduciamo un altrettanto raro esemplare nel formato di stampa h 53,5 x b 35 cm (foglio h 58,7 x b 38,6 cm). Si tratta di una litografia in collezione privata, proveniente da una acquisizione presso una estinta libreria antiquaria bolognese negli Anni Settanta. La carta e il tipo di stampa possono ad oggi far attribuire questo esemplare agli anni Venti-Trenta del Novecento: quindi si tratterebbe di una seconda edizione poco posteriore alla prima. Online abbiamo trovato menzione di altri esemplari litografici di dimensioni e datazione simili (cfr. "Posters: Identification and Price Guide", Tony Fusco, 1995, pag. 117), così come alcuni sono tuttora conservati dalla stessa famiglia Tartarini nel suo archivio. Si tratta di stampe che possono considerarsi originali d’epoca, a differenza delle riproduzioni chiaramente successive, risalenti agli anni Cinquanta e anche Settanta del secolo scorso, che si distinguono per essere state effettuate con tecnica tipografica offset su carta moderna e di cui circolano copie (in alcuni casi telate), che sono vendute online anche su siti specializzati e/o sono state battute da case d’asta.
Figura 4 - Il celebre manifesto pubblicitario illustrato da Remo Fabbri per il Liquore del Reno (Collezione Asta)
Figura 5 - Manifesto Liquore del Reno (anni Venti-Trenta?), dettagli del retro e dei colori in controluce
ALTRE PREZIOSE ILLUSTRAZIONI D’EPOCA
Da collezionisti e amanti di antiche carte e oggetti d’epoca, non potevamo non chiedere a Stefano Tartarini di raccontarci e mostrarci qualche perla che ha trovato e che viene conservata nell’archivio di famiglia. Ed ecco che Stefano ci ha mostrato splendide bottiglie d’epoca e antichi gadget promozionali del Liquore del Reno. Ma non solo. Ci mostra un secondo altrettanto splendido manifesto d’epoca, in grande formato (ca 60 cm x 100 cm). “Era utilizzato come fodera e retro di un quadro sopra al camino e lo abbiamo recuperato per caso nel 2012 dopo il terremoto” – racconta Tartarini.
Figura 6 - Manifesto Liquori della Premiata Ditta Giulio Tartarini
Questa immagine, così come quella del manifesto precedente, sono state riprodotte da Valerio Bigano nelle pagine che raccontano la storia della Ditta Tartarini nei suoi libri "C’era una volta il Vermouth", "Anice Il Liquore Stellato", "Il Rito degli Amari".
“Poi tra i pezzi unici, sempre firmato da Remo Fabbri, c’è anche questo bellissimo bozzetto per un manifesto della celebre Birra Paszkowski, il fondatore dell’odierno Caffè Concerto di Firenze” – aggiunge Tartarini. Si potrebbe qui aprire un ulteriore interessante capitolo storico; in questa sede ricordiamo solo che la Birra Paszkowski è stata una famosa marca di birra italiana fondata a Firenze all’inizio del Novecento dall’omonima famiglia di origini polacche dei Paszkowski, celebre anche per il loro storico caffè fiorentino in Piazza della Repubblica. L’azienda nel 1904-1905 aprì stabilimenti a Firenze e Roma, diventando uno dei marchi di birra più importanti d’Italia prima di essere inglobata nel corso del XX secolo nel gruppo Wührer e cessare la produzione. Il nome sopravvive oggi grazie appunto al famoso Caffè Paszkowski oggi Concerto di Firenze, patrimonio storico e luogo d’incontro di intellettuali e artisti nel corso del Novecento.
Figura 7 - Bozzetto originale di Remo Fabbri per la Birra Paszkowski
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