
La carta (mm 400 x 250), attualmente non reperita in bibliografia, evidenzia il territorio a confine tra il Ducato di Modena, il Bolognese e il Ferrarese, teatro di aspre azioni belliche negli anni 40 del XVII secolo. È stata sicuramente approntata a corredo di un testo che tratta della cosìdetta “Guerra di Castro” furiosamente combattuta anche nelle nostre zone essendo il Duca modenese Francesco I alleato dei Farnese. Oltre alla rappresentazione del territorio la carta è impreziosita dal titolo racchiuso all’interno di un cartiglio a nastro posto in alto al centro e da un cartiglio a sinistra con dedica al cardinal Barberini, in basso a sinistra è ben evidente anche la firma e la data: Batista Cavazza, Agosto 1643; una datazione così precisa non può che essere un chiaro riferimento ad avvenimenti legati a situazioni temporalmente ben definite che reputo siano relative alla rotta delle armate papaline di fine Luglio 1643(x) quando, nei pressi di Nonantola, le truppe modenesi, comandate dal celebre Raimondo Montecuccoli, riportarono una sonora vittoria sull’esercito dei Barberini che fu costretto ad asserragliarsi nel Forte di Castelfranco permettendo così alle armate avversarie di dilagare nella pianura bolognese (le presenti invasioni del titolo). La dedica a un personaggio di casa Barberini e il titolo (...presenti invasioni) fan decisamente supporre che l’opera sia di parte papalina e quindi prodotta a Bologna dallo sconosciuto Batista Cavazza, reporter di guerra ante literam. A Modena si menò gran vanto di questa vittoria e, sempre nell’agosto 1643, fu edita una raffinata stampa illustrativa dei fatti d’arme a opera di un tal Cimador da Carpi.

Incisione in rame (mm 451 x 502). Il padre Vincenzo Coronelli fu cosmografo, geografo, biografo, enciclopedista, costruttore di globi, inventore di macchine, studioso di ingegneria e idraulica. A 15 anni entrò nell'ordine francescano, di cui divenne Gran Generale nel 1699. Divenuto famoso come matematico e geografo, con la sua attività provocò un risveglio dell'interesse in queste materie in Italia a fine Seicento; compì numerosi viaggi alla ricerca di notizie e fu in corrispondenza con i maggiori intellettuali del suo tempo. Nel 1681 fu chiamato in Francia da Luigi XIV, che gli affidò la costruzione di due globi terracquei (globi di Marly) del diametro di 4 m. Fu infatti famoso anche per la costruzione di globi, più raffinati persino di quelli di Blaeu. Tornato in Italia nel 1685 divenne Cosmografo della Repubblica Veneziana, dove insegnò geografia all'Università e fondò la prima accademia geografica, detta Accademia degli Argonauti. Durante la sua vita produsse oltre 500 mappe, alcune delle quali incluse nei suoi lavori più famosi, cioè l'Atlante Veneto (1690), l'Isolario dell'Atlante Veneto (1696-97), il Libro dei Globi (1693). Per quanto riguarda il suo approccio scientifico, egli non elaborò nuovi sistemi cartografici, ma adottò le dottrine astronomiche e cosmografiche allora ritenute più valide, basate sul sistema copernicano. Un pregio riconosciuto delle sue carte, è l'alta quantità di informazioni toponomastiche, storiche ed erudite. Nella sua opera più nota e corposa, l'importantissimo "Atlante Veneto", sono contenute circa 1200 tavole(di cui 200 carte geografiche di formato imperiale) che ne fanno il primo atlante italiano a descrivere il mondo intero, illustrandolo con carte geografiche. Bibliografia: DAVOLI Z., SANFELICI R., ZANASI S., 2003, scheda n. 116.

Incisione in rame (mm 50 x 40). Rara tessera di un gioco dell’oca che evidenzia essenziali note geografiche a fini didattici. L’opera pubblicata a Venezia nel 1680 probabilmente era nata come gioco esclusivo ideato da padre Casimiro Freschot per i rampolli di una nobile famiglia veneziana e in seguito pubblicata a stampa da Giovanni Parè, libraro alla Fortuna. La cartina, anche se assai semplificata, è molto chiara e riporta gli elementi essenziali per la conoscenza della composizione e collocazione dei territori soggetti al Duca di Modena e di Mirandola allora Ducato autonomo, feudo dei Pico. Bibliografia: Solinus 2007, p.76.


Rarissime carte da gioco (ognuna mm 60 x 80) relative alla Lombardia che mostrano essenziali note geografiche (fiumi, laghi e distanza in miglia da Roma) sulle città di Modena, Reggio, Mirandola, Carpi, Sassuolo, Guiglia e del Frignano. Pubblicate a Parigi nel 1763 da Nicholas de Poilly, sono un bell’esempio di gioco didattico, anche se le informazioni non sempre sono precise (per esempio Mirandola, al tempo non più signoria autonoma, ma da circa 50 anni inserita nei possedimenti del Duca di Modena viene erroneamente inserita nel Ducato di Mantova). Carte presumibilmente provenienti dalla stessa opera sono conservate presso il British Museum e descritte in un testo inglese inerente le “miniature maps”. Bibliografia: British Museum reg. n. 1906,0723.36.1-51; Geoffrey L.King, 1996, in Miniature Antique Maps, p. 158 descrive il mazzo, ma ne ignora l’autore.

Carta (mm 635 x 457) pubblicata da Antonio Zatta a Venezia. Francesco Maria d’Este, vescovo di Reggio Emilia e abate di Nonantola, commissionò a Girolamo Tiraboschi la stesura della storia dell’abbazia di Nonantola e a corredo di tale sontuosa opera fece eseguire anche questa carta. Essa è disegnata su quella del Vandelli ed è opera di un tecnico locale, il mirandolese Giovanni Costa, geometra e ufficiale estense. Nelle lettere del Tiraboschi il Costa viene menzionato prima come capitano e poi come maggiore. Questo fa presumere che già all’epoca, all’interno dell’esercito estense, fosse presente un certo interesse per la cartografia che sfocerà poi, durante la Restaurazione, nell’opera tecnicamente avanzatissima del Genio topografico estense. La carta è disegnata con grande impegno ed eleganza tanto che, pur di inserirla nell’opera, fu tenuta ferma la diffusione fino al suo definitivo compimento presso lo Zatta di Venezia, sicuramente il miglior editore cartografico d’Italia del periodo. In effetti probabilmente una buona parte del bel risultato è proprio dovuta all’esperto editore che ha diretto e organizzato l’opera degli incisori Pitteri e Zuliani per più di un anno prima di consegnare i fogli incisi ai Nonantolani. Non si sa quante copie siano state tirate, sicuramente la carta poteva essere richiesta indipendentemente dai volumi della storia dell’abbazia, per cui sono state prodotte diverse copie sciolte, riconoscibili per la mancanza delle pieghe presenti negli esemplari inseriti a corredo dell’opera e, ovviamente, ora piuttosto rare. Complessivamente l’incisione si presenta elegante e accurata. Alcune carte sono state anche acquarellate e si presentano di forte impatto scenografico, anche se forse perdono un po’ di interesse collezionistico. Questo esemplare è tra queste opere con coloritura coeva. Bibliografia: Davoli Z., Sanfelici R., Zanasi S., 2003, scheda n. 140.

Edita a Vienna e molto rara, la carta (mm 303 x 365) ha scarso valore sul piano scientifico. Pubblicata alla vigilia del turbolento periodo napoleonico, l’anno dopo verrà corretta con la nuova dizione di Cisalpinische Republick... Modenaesische (Repubblica Cisalpina). Bibliografia: Davoli Z., Sanfelici R., Zanasi S., 2003, scheda n. 146.

Nel 1796 inizia l’epopea napoleonica con le rapide vittorie sui Piemontesi e sugli Austriaci e questi fatti cominciarono ad alterare velocemente la situazione politica. Il 26 agosto il Senato reggiano dichiarò decaduto il duca Ercole III d’Este e proclamò la Repubblica Reggiana alla quale si unirono Modena, Bologna, Ferrara e la Romagna creando la Repubblica Cispadana, dal cui vessillo deriva la bandiera italiana. Ovviamente gli editori, visto il grande clamore e l’interesse pubblico per gli avvenimenti, si sforzarono di seguire gli avvenimenti sollecitando i cartografi a recepire le innovazioni politiche. La cosa non era però così semplice, sia per la rapidità dei mutamenti, sia perché questi potevano rivelarsi effimeri e non riconosciuti a livello internazionale. Con questa carta (mm 400 x 305) vediamo come il principale editore di carte geografiche del periodo, il veneziano Zatta, per essere tempestivo non trovò di meglio che ristampare le carte che aveva in produzione (pubblicata nel 1783) aggiungendo semplicemente nel cartiglio la notizia del mutamento politico. La carta è comunque molto interessante dal punto di vista collezionistico essendo l’unico esempio della rappresentazione dei nostri territori durante il breve periodo Cispadano (gennaio 1797 - giugno 1797). In Collezione Cintori anche un volume intitolato "Prospetto degli affari attuali dell’Europa ossia Storia della guerra presente con aneddoti ed illustrazioni analoghe..." edito dallo Zatta a Lugano nel 1797, dove è inserita la carta del modenese a corredo del testo, in carta sottile e ripiegata. Bibliografia: Davoli Z., 2011, scheda n. 78.

La carta è piccola (mm 70 x 122) e molto sommaria, ma la sua grande rarità la rende di notevole interesse collezionistico. Proviene sicuramente da un piccolo volume non conosciuto. Ben orientata con il nord in alto, evidenzia toponimi inconsueti, molto probabilmente stazioni di posta. È probabilmente la prima rappresentazione del nuovo assetto territoriale modenese (Dipartimento del Panaro) all’interno della suddivisione per dipartimenti della Repubblica Italiana.

Pubblicata a Modena, la mappa (mm 118 x 132) è inserita in un raro opuscolo turistico dove sono evidenziate le vedute principali della città di Modena nonché questa, piccola, ma ben fatta carta del ducato. A causa delle ridotte dimensioni non eccelle nella toponomastica e nell’orografia, ma è sicuramente pregevole per la precisione dei confini meridionali dove Massa e Carrara, feudi dei Cibo-Malaspina, sono indicate come indipendenti, poiché giuridicamente erano ancora governate dalla madre del Duca, Maria Beatrice e furono annesse formalmente a Modena nel 1829 alla morte di questa. Sono altresì correttamente compresi nei domini estensi alcuni territori della Lunigiana che la duchessa Maria Beatrice, rientratane in possesso col Congresso di Vienna, aveva deciso di assegnare subito al figlio. La carta ha subito un secondo stato di pubblicazione, sempre ad opera della tipografia Vincenzi, dove è sparita la dizione Incisa l’Anno 1816, mentre si evidenzia la strada ferrata, menzionata anche nella legenda. Ovviamente l’interesse collezionistico è consistente per la rarità e perché è un prodotto totalmente locale. Bibliografia: Davoli Z., 2011, scheda n. 112.

Cartografo: sconosciuto, incisore: V. Bolobanovich, editore: Tipografia Emiliana, Venezia. Con questa carta (mm 820 x 560) si può considerare chiusa un’epoca: è l’ultima volta che viene rappresentato il Ducato Estense, dopo più di 500 anni l’ultimo Este lascia il Ducato di Modena che, persa l’autonomia, diverrà parte integrante del Regno Sabaudo grazie ad un referendum plebiscitario (piuttosto criticato da una parte degli storici). Francesco V l’11 Giugno 1859 non si allontanò dal proprio territorio da solo, ma accompagnato dai fedeli dell’esercito estense (la Brigata Estense) che, invece di disperdersi e rientrare alle proprie famiglie, seguirono il Duca nel suo esilio. Il piccolo esercito, formato da circa 4.000 uomini, rimase tre anni a Cartigliano Veneto nell’attesa che qualche rivolgimento permettesse ancora una volta il ritorno, ma alla fine si sciolse e molti militari, seppur dapprima minacciati di perdita dei propri beni in patria e poi lusingati dai piemontesi per un rientro, seguirono Francesco V a Vienna o si arruolarono nell’esercito austriaco od in quello pontificio. Preme far notare che quello della Brigata Estense fu l’unico esempio nell’Italia preunitaria e, forse, in Europa, in cui un contingente militare accompagnò il sovrano in esilio anche dopo la cessazione del suo regno. La carta è a corredo del volume Giornale della R. Ducale Brigata Estense dal 1 Gennaio 1859 al 24 settembre 1863, commovente diario di un’epopea triste a margine della Storia, nel complesso è accurata e precisa, ma, incomprensibilmente, mostra ancora i confini pre 1848. Bibliografia: Davoli Z., Sanfelici R., 2005, scheda n. 123.

Abramo Ortelio, olandese di Anversa, ebbe la geniale intuizione di raccogliere le migliori carte geografiche allora disponibili e di riunirle in una raccolta che chiamò “Theatrum orbis terrarum”, opera che ottenne un grandioso successo con più di 40 edizioni. Questa prima edizione si differenzia dalle successive perché le due figure allegoriche del tritone e della sirena situate al centro del mar Tirreno sembrano colte in un “procace” atteggiamento, sicuramente considerato all’epoca poco consono ai principi di austerità sanciti dalla Controriforma. A causa della censura nelle successive edizioni le due figure appaiono affiancate, “in posa meno ardimentosa”. Questa prima edizione è poco comune sul mercato in quanto sembra siano state stampate solo 325 copie. Bibliografia: Valerio V. 2011, scheda 10, p. 40; Borri R., 2010, p. 71.

Cartografo: A. Cerruti, editore D. de Rossi, Luogo: Roma. Sontuosa carta (mm 580 x 1745) in 4 fogli che inaugura il filone cartografico dei Corso del Po che tanto successo avrà nell’ambito cartografico per circa cento anni. Grandioso rilievo da parte di un militare (neppure originario dei luoghi essendo ufficiale dell’esercito papalino), che evidenzia una notevole attenzione al disegno delle montagne, dei fiumi e delle strade più che alla realtà politica. Come afferma il prof. Z. Davoli la carta è grandiosa e di notevole interesse... e ci dice come fossero importanti i grandi fiumi per i commerci e in generale per le comunicazioni tra i popoli, al punto che essi in antico non facevano da confine naturale tra realtà umane contrapposte, ma attorno a essi si creavano comunità unitarie..., asserzione quanto mai condivisibile e rispecchiabile negli assetti politici delle nostre zone amministrate dai Gonzaga e dagli Este. La carta è inserita nell’atlante Mercurio geografico edito a Roma da de Rossi sotto la direzione tecnica e scientifica di J. Cantelli di Vignola. Dei quattro fogli di cui è costituita l’opera i primi tre rappresentano la tradizionale parte del nord Italia, il quarto, probabilmente aggiunto posteriormente, l’Istria e l’Adriatico. Nell’angolo inferiore sinistro della prima lastra è presente il titolo, in alto al centro del secondo foglio vi è un secondo cartiglio con la dedica al Pontefice. Bibliografia: Davoli Z., Sanfelici R., Zanasi S., 2003, scheda n. 84.

Incisore: D. Bonavera. Luogo: Bologna. La carta (mm 460 x 690), dedicata al principe Eugenio di Savoia, è di grande interesse innanzitutto perché è documento di una produzione cartografica a Bologna. In secondo luogo essa è prodotto originale e non copiatura di opere precedenti. L’autore infatti inquadra nel suo disegno solo i territori percorsi dagli eserciti e quindi ad occidente non arriva alle Alpi, ma si ferma a Torino e a Oriente arriva a Ferrara, ma non al mare Adriatico. I nomi sono scritti da una persona del luogo: il cartografo non solo traccia la via Emilia, ma (tra Reggio e Parma) vi scrive anche il nome e, arrivato a Sant’Ilario, chiama il paese con il nome della protettrice S. Eulalia (come era nell’uso popolare). In basso a sinistra nel cartiglio con la dedica, dopo Devotiss. Servidore si intravede che è stata cancellata nella lastra una riga con il nome del dedicante. Questi, evidentemente, di fronte a un cambiamento nella situazione militare, ha ritenuto opportuno far sparire le prove della sua compromissione con Eugenio di Savoia. Indagini del prof. Davoli attribuiscono il lavoro all’incisore bolognese Domenico Bonavera. Il foglio è piuttosto raro e molto interessante, poiché non è un prodotto di un centro specializzato in cartografia e non è sicuramente stato inserito in un atlante, ma è nato in un centro minore come iniziativa occasionale determinata dalle richieste del mercato e anche l’incisore, D. Bonavera, noto come autore di normali stampe artistiche, qui si è improvvisato, con successo, incisore di carte geografiche. Bibliografia: Davoli Z., Sanfelici R., Zanasi S., 2003, scheda n. 40.

Pubblicata a Londra, questa suggestiva cromolitografia (mm 720 x 510) a volo d’uccello raffigura il territorio interessato dalla Seconda guerra d’indipendenza. Sono rappresentate le città con vedute in miniatura di palazzi, ponti e monumenti, le infrastrutture (strade ferrate) e l’oro-idrografia in una visione d’insieme di grande effetto grazie anche alla recente tecnica della cromolitografia. L’interesse per i fatti d’arme è ben evidenziato da questa (e da molte altre) opere che tendono a soddisfare le richieste dell’opinione pubblica estera attraverso raffigurazioni e riprese di grande impatto. Nel nostro caso si legge sulla mappa che è stata redatta grazie a carte e mappe fornite all’editore londinese dall’addetto d’ambasciata sardo, conte J. De Foix.