
Francesco IV, entrato a Modena nel 1814 come duca della nuova dinastia Austria-Este, si preoccupò di far nascere un ufficio cartografico militare che ebbe ottimi sviluppi. A capo dell’Ufficio topografico fu messo il maggiore Giuseppe Carandini che richiamò in patria alcuni suoi collaboratori nativi del Ducato che, come lui, erano stati ufficiali delle Armate napoleoniche e si mise subito in moto per effettuare i dovuti rilievi e le consultazioni della cartografia locale presente negli archivi. Le notizie storiche sono concordi nell’affermare che l’attività dell’Ufficio topografico del Genio estense avesse interamente prodotto un rilievo completo e moderno del territorio (in scala metrica secondo le metodologie introdotte dai cartografi napoleonici) già nei primi anni di attività, ma per svariati motivi questo lavoro rimase poco divulgato anche se le operazioni topografiche effettuate furono preziose per il successivo, ponderoso, lavoro di mappatura in scala 1:28.800 effettuato con le modalità dettate dall’Imperial Regio Istituto Austriaco. Alcune fonti bibliografiche affermano che di questa mappa degli Estensi Dominii furono stampate pochissime copie a causa della rottura delle lastre e che ai cospiratori che nel 1831, durante i moti che interessarono il Ducato, si presentarono al Carandini per avere una carta del territorio (ovviamente la più recente ed aggiornata che, come vedremo, era appena stata approntata in scala 1:28.800), il maggiore estense consegnasse una copia superstite di quella in scala 1:100.000, dallo stesso sicuramente considerata sorpassata e meno sensibile militarmente e che per questa operazione di depistaggio al Carandini fosse stata conferita una medaglia di encomio dal duca Francesco IV una volta ripreso il totale controllo della situazione. Questa è un esemplare copia di questo rarissimo lavoro che presenta alcuni spunti di singolarità. La carta, incollata su tela, è suddivisa in 4 fogli (è una delle mappe da sella comuni all’epoca) e solo la prima a sinistra è a stampa, mentre le altre, perfettamente compatibili, sono manoscritte. La cosa non può che suscitare interessanti interrogativi: si tratta dell’originale manoscritto dal quale si è ottenuta la stampa finale? È una copia posteriore effettuata dagli allievi del Genio estense per sopperire alle lastre distrutte? È l’opera di qualche cadetto simpatizzante per gli insorti che l’aveva copiata furtivamente? È la mappa consegnata dal Carandini al cospiratore Biagio Nardi nel 1831? Sicuramente l’accuratezza dei dettagli della rete topografica e la precisione del rilievo della idrografia e dei centri abitati denotano la mano di personale addetto e competente. Interessante inoltre notare che il Ducato di Massa e Carrara fosse, nel titolo, già compreso nei domini Estensi, cosa che formalmente avverrà solo circa dieci anni dopo, nel 1829, alla morte della duchessa Maria Beatrice, madre di Francesco IV. Da note bibliografiche reperite, l’incisore e stampatore dovrebbe essere G. Gaddi, litografo modenese. Con la presente carta ha inizio il lavoro topografico dei cartografi estensi che hanno operato con grande competenza e professionalità entrando a pieno merito nel novero degli artefici dello sviluppo scientifico nel campo dl rilievo cartografico nazionale. Da citare come esempio il fatto che al Congresso di Firenze del 1844 (che sancirà consistenti rivoluzioni nei confini degli stati dell’Italia centro-settentrionale) le carte necessarie furono fornite ai rappresentanti degli altri Stati proprio da Francesco IV. Bibliografia: Cintori P., 2011, pp. 158-160; Davoli Z., Sanfelici R., 2005, scheda n. 101, p. 204; Carandini G., 1859, pp. 9-10; Riccardi P., 1877, p. 10; Vaccari R., 1999, pp. 15-16; Lodovisi A., 2004, p. 463.

Incisione su rame (mm 440 x 670, 190 x 670, sei fogli + due mezzi fogli), scala 1:86.000. La carta, incisa a Vienna nel 1842, deriva dal ponderoso lavoro di rilevamento portato a compimento nel 1828 dal Genio modenese sotto la direzione del maggiore Carandini e ridotta dallo stesso di 3 volte per essere agevolmente consultata. L’opera originaria era composta di 44 fogli, in scala 1:28.800 ed è ancora oggi conservata nell’archivio dell’Istituto Geografico Militare a Firenze. L’Istituto Geografico Militare di Vienna nel dare alle stampe la carta se ne attribuì anche la paternità, cosa che provocò la reazione risentita dello stesso Carandini che non poté fare a meno di notare (come si evince dalle sue memorie) i diversi errori di toponomastica presenti nell’edizione austriaca, palesemente causati dalla scarsa dimestichezza con i luoghi e da trascrizioni sbagliate. In ogni caso la mappa è un capolavoro che attesta a quale livello era arrivato l’Istituto topografico estense e si configura come una delle più importanti per la conoscenza del territorio del Ducato. Per la verità è stata prodotta grazie al vasto quadro di rilevamento generale impostato dal governo austriaco finalizzato a mappare non solo i propri territori, ma anche quelli degli Stati satelliti. Esiste infatti una serie di mappe di edizione austriaca, in scala 1:86.400, che riprende tutto il nord Italia e la Toscana in cui sono inglobate anche le otto carte raffiguranti il Ducato estense, a perimetro aperto, senza legenda e titoli, a riprova della ampia visione cartografica austriaca per i cui fini la rilevazione modenese è stata senz’altro importantissima, ma complementare a un’opera ben più vasta. È anche molto probabile che all’Istituto Geografico Militare Austriaco si debbano le soluzioni grafiche del disegno, operate proprio per uniformare la carta con le altre del Lombardo-Veneto, di Parma e della Toscana. Di questa carta fu fatto un secondo stato nel 1849 che la aggiornava nei nuovi confini dovuti alla delibera del trattato di Firenze del 1844 entrato in vigore alla morte di Maria Luigia di Parma e che trasferiva Guastalla a Modena e poneva come netto confine di stato occidentale il torrente Enza. Per completare il disegno del territorio è stata aggiunta una nuova lastra al di sopra della mappa, numerata I. Piercarlo Cintori ha anche esaminato una lastra del 1848 del tutto simile a quella del 1849, probabilmente una copia a limitata tiratura per personale amministrativo e dirigenziale del Ducato. Bibliografia: Davoli Z., Sanfelici R., 2005, scheda n. 108, p. 2014; Carandini G., 1859, p. 11; Cintori P., 2011, L’Italia prima dell’Italia, scheda n. 47, p. 120.

Inserita nella ponderosa Statistica degli Stati Estensi redatta da Carlo Roncaglia nel 1849, questa carta presenta alcune anomalie. La principale sta nel fatto che, pur datata 1847, evidenzia già la situazione che si verrà a creare l’anno successivo con l’annessione di Guastalla. Pur essendo stata realizzata completamente a Modena non fa alcun riferimento al Carandini, dall’opera del quale è palesemente derivata, e inoltre la riduzione da parte del Micheli (come scritto sulla carta stessa) potrebbe essere stata eseguita dalla successiva carta manoscritta disegnata dal Raffo stesso e non direttamente da quella del Carandini. A queste conclusioni Cintori è pervenuto in quanto, come asserito a sinistra in calce alla mappa "P. Micheli ridus se," e a destra "G.Raffo dis. e inc." si può ipotizzare che il Micheli, funzionario dell’Uffizio di Statistica estense abbia unicamente ridotto in scala l’opera disegnata dal Raffo e non direttamente la mappa del Carandini come sempre riportato in bibliografia. Risulta comunque che il meticoloso consultore Carlo Roncaglia abbia richiesto al duca, tra le molte altre cose, di entrare in possesso della carta del Carandini. Non si sa quale versione sia stata messa a disposizione dell’Uffizio di Statistica, ma la mappa è stata ridotta e inserita in appendice al primo volume. Sicuramente son state realizzate e messe in circolazione diverse copie di questa bella e raffinata carta oltre a quelle inserite nel testo. Bibliografia: Spaggiari A., 2003; Davoli Z., Sanfelici R., 2005, scheda n. 114 B; Cintori P., 2011, pp. 158-160; Vaccari R., 1999, p. 16.